Ci vorranno settimane per sapere chi sarà il prossimo presidente del Perù, un Paese che anche stavolta si conferma segnato dall'eterna incertezza politica e istituzionale: dal 2016 a oggi ha infatti cambiato ben otto presidenti. E intanto, al termine del ballottaggio, solo poche migliaia di voti separano i due candidati in lizza, la conservatrice Keiko Fujimori dal progressista Roberto Sanchez Palomino.

La prima ha vinto nelle grandi città, mentre il secondo nelle zone rurali. E pare che a decidere i giochi potrebbe essere il responso elettorale della diaspora, il voto dei 112 seggi sparsi in tutto il mondo, oltre un milione di emigrati, pari al 4,4% dell'intero corpo elettorale. E' la terza volta consecutiva che le presidenziali vengono decise sul filo di lana. Malgrado lo scrutinio al cardiopalma e l'enorme polarizzazione politica, le operazioni di voto non hanno fatto registrare gravi incidenti ma solo episodi minori: dodici persone sono state arrestate, in tre seggi distinti. Nove di loro erano scrutatori e sono stati fermati con l'accusa di aver maldestramente manipolato alcune schede durante lo spoglio. Le autorità dell'ufficio elettorale hanno infatti sottolineato che tutto si è svolto regolarmente, senza incidenti o casi di brogli. Ma sono sempre loro a mettere la mani avanti circa il risultato finale: la portavoce del Jurado Nacional de Elecciones, Grecia Renteria, ha fatto sapere che la proclamazione ufficiale arriverà solo a metà luglio, in osservanza del nuovo processo obbligatorio di riconteggio dei voti nei casi di seggi contestati. E con scarti così ridotti sicuramente i ricorsi si moltiplicheranno.