Trentatré giorni dopo la celebrazione del primo turno delle elezioni presidenziali, domenica scorsa il Jurado Nacional de Elecciones del Perù ne ha finalmente proclamato i risultati. Ha indicato nella conservatrice Keiko Fujimori, leader di Fuerza Popular e nel progressista Roberto Sánchez, rappresentante di Juntos por el Perú, i candidati alla presidenza della Repubblica, nel secondo turno elettorale previsto per il prossimo 7 giugno.
Fujimori è stata la candidata più votata lo scorso 12 aprile, con il 17,19% dei consensi (2.877.678 in valore assoluto). Fino quasi all’ultimo però è stato incerto il nome del suo avversario, perché a battersela per il secondo posto sono stati Sánchez, uscito vincente dalla contesa con una percentuale del 12,03% (per 2.015.114 voti) e il candidato di estrema destra Rafael López Aliaga, arrivato terzo con l’11,91%, (pari a 1.993.905 voti) e una differenza di 21.000 voti rispetto al secondo classificato. Una distanza nei suffragi tra i due che si è mantenuta più o meno costante dal 25 aprile scorso, così stretta però da necessitare il conteggio della totalità dei voti espressi per avere un risultato sicuro. Così, mentre Aliaga parlava di “frode” senza presentare prove concrete, organizzava cortei di protesta minacciando di impugnare i risultati delle elezioni, Fujimori e Sánchez sono entrati in piena campagna elettorale già da alcune settimane.










