Per la proclamazione ufficiale dei risultati del ballottaggio bisognerà aspettare il riconteggio delle schede contestate – il tribunale nazionale elettorale ha parlato addirittura di metà di luglio – ma intanto il candidato progressista Roberto Sánchez, con lo spoglio al 94%, è primo con il 50,041% delle preferenze contro il 49,959% di Keiko Fujimori.

SI TRATTA, COME PREVISTO dai sondaggi, di un serratissimo testa a testa, iniziato con la diffusione degli exit poll, che davano di fatto i due candidati appaiati ma con un leggero vantaggio della figlia dell’ex dittatore, e proseguito prima con il cosiddetto conteggio rapido, equivalente alle nostre proiezioni, che aveva ribaltato la tendenza a favore del candidato di Juntos por el Perú (50,3% contro 49,7%), e poi con lo spoglio ufficiale dell’Onpe (Ufficio nazionale dei processi elettorali), ancora in corso nel momento in cui scriviamo.

Un voto che, ancora una volta, fotografa un paese spaccato in due, con la Costa schierata con la Señora K e la Sierra (la regione montuosa che attraversa il paese da nord a sud, dominata dalla Cordigliera delle Ande) e la Selva (l’Amazzonia peruviana) dalla parte dell’erede politico di Pedro Castillo, in compagnia del quale, nel carcere di Barbadillo in cui l’ex presidente è rinchiuso, Sánchez ha voluto attendere i primi risultati. E proprio da Castillo era arrivato alla vigilia del voto un messaggio di incoraggiamento ai suoi sostenitori: «Sconfiggeremo un’altra volta la corruzione e la narrativa della paura e del terruqueo», la famigerata pratica diretta a trasformare tutti gli oppositori in terroristi, in un paese in cui sono ancora aperte le ferite provocate dal conflitto tra la guerriglia terrorista di Sendero Luminoso e la repressione cruenta dello Stato. «Dal Perù profondo», quello di chi non conta niente, il Perù de «todas las sangres», secondo l’espressione resa celebre dallo scrittore José María Arguedas in riferimento alla grande diversità etnica, culturale e geografica del popolo peruviano, «scriveremo – aveva sottolineato Castillo – l’inizio di un nuovo capitolo della storia repubblicana».