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Con più del 99,8 per cento delle schede scrutinate è ormai praticamente certo che Keiko Fujimori, del partito di destra Forza Popolare e figlia dell’ex dittatore Alberto Fujimori, abbia vinto al ballottaggio le presidenziali in Perù. Il conteggio però va avanti da quasi venti giorni, durante i quali ci sono state molte polemiche. L’altro candidato, Roberto Sánchez, del partito di sinistra Insieme per il Perù, ha già detto che non intende riconoscerla come presidente perché sostiene senza prove che ci siano state irregolarità con i voti dall’estero.
In base ai risultati parziali Fujimori ha ottenuto il 50,12 per cento contro il 49,88 di Sánchez: sono poco più di 43mila voti di distanza, su 19 milioni di aventi diritto, ma più dei 40mila che mancano da contare. Il vantaggio, seppur minimo, è incolmabile.
I voti dei peruviani residenti all’estero che hanno diritto di voto sono poco più di un milione e tra di loro Fujimori ha ottenuto un consenso nettamente più ampio, del 63,3 per cento: se fossero annullati in parte, come chiede Sánchez, il risultato potrebbe ribaltarsi. Un primo ricorso è però già stato respinto martedì notte dal tribunale elettorale del Perù.
Il vincitore sarà decretato solo quando saranno state scrutinate tutte le schede ed esauriti tutti i ricorsi. Per completare questo processo servirà oltre un mese, partendo dalla data delle elezioni, il 7 giugno. Secondo varie stime la o il presidente potrebbe essere proclamato ufficialmente entro la prima metà di luglio.









