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Gli attacchi cominciati domenica sera sono i primi tra Iran e Israele dall’inizio del cessate il fuoco, lo scorso 8 aprile. L’accordo era stato fragile fin dall’inizio, e di fatto si è limitato a una pausa nei combattimenti senza essere seguito da veri progressi diplomatici: ora è ulteriormente in discussione.

Domenica l’Iran ha lanciato missili balistici contro Israele, che li ha intercettati tutti e ha risposto nella notte bombardando varie zone dell’Iran. Almeno pubblicamente, il presidente statunitense Donald Trump aveva cercato di dissuadere Israele dal rispondere. Per Trump, che ha spesso mostrato ottimismo sulle trattative con l’Iran (ma anche molta aggressività), questa situazione in cui tutto sembra ricominciare da capo è un fallimento. Smentisce una volta di più la narrazione che dava per finita la guerra in Medio Oriente e per imminente un accordo con l’Iran.

Per capire come siamo arrivati ai nuovi attacchi, va ricordato che almeno in teoria in Medio Oriente sono in vigore due cessate il fuoco, collegati. Il primo è quello di Stati Uniti e Israele con l’Iran, cominciato ad aprile e che Trump ha poi esteso a tempo indefinito. Il secondo è quello, iniziato una decina di giorni dopo, tra Israele e il governo libanese, scaduto e rinnovato più volte: l’ultima la settimana scorsa.