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Fra domenica e lunedì Iran e Israele hanno ripreso ad attaccarsi reciprocamente, con lanci di missili e droni. Domenica sera l’Iran aveva lanciato missili contro Israele, presentando l’attacco come una ritorsione contro i recenti bombardamenti di Israele in Libano, e nella notte Israele aveva risposto bombardando vari luoghi in territorio iraniano.

È l’escalation più significativa della guerra in corso in Medio Oriente dall’accordo per il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti di inizio aprile, e rischia di aggravare ulteriormente la situazione, quando ormai sono passati cento giorni dai primi attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, dopo settimane di minacce e pressioni.

Lunedì mattina l’esercito israeliano ha fatto sapere di aver «colpito obiettivi militari del regime terroristico iraniano nell’Iran occidentale e centrale», compreso un impianto petrolchimico a Mahshahr, uno dei porti più importanti del paese vicino alla costa settentrionale del Golfo Persico. I media iraniani hanno detto che non ci sono morti e che la valutazione dei danni è in corso. La televisione di stato iraniana ha inoltre segnalato una serie di esplosioni in tre città: la capitale Teheran, Tabriz e Isfahan. Nella tarda mattinata c’è stata una forte esplosione nel centro di Teheran, nella zona della sede del ministero degli Esteri. Non si sa ancora quali siano stati i danni.