Le sirene sono tornate a suonare in Israele. Nel giro di una sola giornata, le Israel Defense Forces hanno riferito di aver intercettato missili lanciati dall'Iran, Hezbollah ha rivendicato un attacco con drone contro una postazione militare nel nord del Paese e, sullo sfondo, è riemersa la questione più delicata: la possibilità che lo scontro torni a colpire le infrastrutture energetiche iraniane, con conseguenze che andrebbero ben oltre il teatro militare.
Secondo fonti israeliane riprese da AP e Axios, almeno quattro missili sono stati lanciati nella prima ondata, seguiti da ulteriori lanci. Le autorità militari hanno sostenuto che i vettori siano stati intercettati, ribadendo però che la difesa aerea non è ermetica: il rischio residuo resta reale anche quando l'intercettazione riesce. Sarebbe il primo bombardamento iraniano diretto contro Israele dalla tregua dell'8 aprile 2026.
La sequenza degli eventi conta quanto i singoli fatti. Nelle ore precedenti, Israele aveva colpito la periferia sud di Beirut — l'area di Dahiyeh, roccaforte di Hezbollah — come risposta ai lanci dal Libano verso il nord israeliano. Le autorità libanesi hanno riportato vittime e feriti nella capitale; sul terreno si è registrato un nuovo movimento di civili in fuga dai quartieri meridionali.














