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Dopo i raid israeliani contro il quartiere sciita di Beirut di Dahieh della scorsa domenica, che hanno causato due morti e 20 feriti, sono ripresi gli attacchi reciproci tra Israele e Iran in violazione del cessate il fuoco entrato in vigore lo scorso 8 aprile. Teheran ha lanciato missili balistici verso il Nord di Israele, ha attaccato un impianto chimico a Haifa e le basi aeree di Nevatim e Tel Nof. L’esercito israeliano (IDF) ha lanciato invece un attacco su larga scala contro le città iraniane di Teheran, Isfahan, Karaj e Tabriz, incluso l’impianto petrolchimico di Mahshahr, nel Sud-Ovest del paese. Alla vigilia dei raid, il presidente USA, Donald Trump aveva chiesto al premier israeliano, Benjamin Netanyahu attacchi “più chirurgici” contro il movimento sciita Hezbollah in Libano. Gli Stati Uniti non avrebbero dato a Israele il disco verde per i nuovi raid contro Beirut e non avrebbero partecipato ai nuovi attacchi di IDF in Iran. D’altra parte, i ribelli Houthi in Yemen hanno lanciato un missile, intercettato, contro Tel Aviv, a sostegno dell’Iran. Teheran ha ripetutamente minacciato la chiusura anche dello Stretto di Bab al-Mandeb, che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden, se la guerra dovesse riprendere.