Lorenzo Vita

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Iran e Israele hanno preferito fermarsi. Dopo il raid dell’Idf a Beirut, i missili dei Pasdaran contro lo Stato ebraico e il successivo contrattacco israeliano, i due governi hanno deciso di evitare un’ulteriore escalation. Un modo per evitare di piombare di nuovo in una guerra aperta, questa volta anche con la minaccia di un intervento degli Houthi a Bab el-Mandeb. Ma un modo soprattutto di evitare una crisi con Donald Trump. Perché entrambe le parti, pur da posizioni diametralmente opposte, sembrano avere voluto lanciare un segnale distensivo nei confronti degli Stati Uniti.

La Casa Bianca, dopo lo scambio di fuoco tra i due Paesi, ha fatto capire di non volere che quella fiammata facesse naufragare le trattative per il memorandum d’intesa con l’Iran. Fino a poco prima dell’escalation, aveva ribadito che i negoziati “stavano andando bene”. Dopo, il presidente Usa aveva chiesto a entrambi i Paesi di “smettere immediatamente di ‘sparare’”. “I negoziati finali sulla ‘pace’ stanno procedendo, a meno che l’ignoranza o la stupidità non vi si mettano di mezzo” ha poi affermato il tycoon sul social Truth, confermando che il blocco su Hormuz sarebbe rimasto in vigore “fino al raggiungimento di un accordo definitivo”. E dopo il “botta e risposta” missilistico e le dichiarazioni della Casa Bianca, entrambi hanno annunciato l’interruzione degli attacchi. L’Iran promettendo però “attacchi più duri se Israele riprenderà i suoi attacchi contro il Libano”.