Tagliato il traguardo dei cento giorni di guerra, il Medio Oriente trema. Ancora una volta. Dopo il raid israeliano su Beirut, l’Iran ha lanciato tre ondate di missili contro lo Stato ebraico, facendo risuonare le sirene in tutto il nord di Israele. I pasdaran hanno annunciato di avere preso di mira la base aerea di Ramat David, a circa 20 chilometri da Haifa, e ritenuta il centro da cui sono partiti gli attacchi contro la capitale del Libano. «Un avvertimento», hanno affermato i Guardiani della Rivoluzione. «La tregua era stata violata più volte». L’Idf ha dichiarato di avere intercettato tutti i missili, una decina in tutto: «Un grave errore dell’Iran nell’attaccarci». E mentre in Israele sono state di nuovo chiuse le scuole, per Donald Trump, che ieri aveva detto che l’accordo era «vicino», lo scambio di fuoco tra Teheran e Tel Aviv è un colpo durissimo. Il tycoon è stato subito informato dell’escalation e a Washington è arrivato la richiesta di Israele per colpire le infrastrutture energetiche iraniane. Dopo che Teheran ha lanciato l’operazione «Promessa Vera 5», il presidente degli Stati Uniti ha commentato su Fox News che aveva un suggerimento per l’Iran: «Avete lanciato i vostri missili, basta. Tornate al tavolo delle trattative e trovate un accordo». Ma il Pentagono ha messo tutte le truppe in stato di allerta. E mentre i caccia israeliani sono decollati per il contrattacco, il ministro israeliano per la Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha lanciato un monito senza mezzi termini: «Teheran deve bruciare».