Una ragazza versa il caffè in una tazzina a forma di bocciolo di rosa. Sul tavolo ci sono fragole, un centrino lilla e una candela che profuma di tè nero e prugna. Dalla finestra entra il cinguettio degli uccellini, mentre lei sceglie con estrema serietà quale fermaglio a forma di libellula indossare per andare in ufficio. In un altro appartamento, un uomo annaffia le piante sul balcone con una coroncina di fiori in testa e una camicia ricamata di nuvole, ascoltando musica folk da una radio portatile. Prima di uscire infila in tasca un sassolino ‘fortunato’: gli mette il buon umore, dice. Benvenuti nell’era whimsy, il trend più morbido, decorativo e inutile del 2026.
Whimsy deriva da whim, termine seicentesco che indicava un capriccio improvviso, una fantasia irrazionale, un’idea bizzarra venuta dal nulla. Col tempo il significato si è addolcito, e oggi descrive ciò che è eccentrico, poetico, giocoso e un po’ infantile nel senso migliore del termine. Una forma di deliberata leggerezza, una piccola ribellione al culto contemporaneo della serietà, dell’efficienza e dell’ottimizzazione. Sembra essere questo il trend estetico, ma anche filosofico e secondo qualcuno ‘politico’, della primavera-estate, almeno a giudicare dai social. Dopo anni di quiet luxury, di minimalismo beige ed estetica clean girl, internet sembra essersi improvvisamente stancato della perfezione performativa, che sarà certo elegante, ma è anche noiosa e un po’ triste, per niente whismical.











