Ispirata da questi scatti, una scrittrice riflette sugli hobby inutili: “In un mondo in cui tutto deve servire, sono un atto di resistenza radicale”

di Giada Biaggi

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Sapete, c’è una persona, una giovane donna nello specifico (mettiamo, per pura ipotesi, che si chiami Giada) che, ogni giorno verso le cinque del pomeriggio – l’ora in cui nel mondo civilizzato si apre un libro o si prepara una tazza di tè – si infila nella sua cabina armadio come un’iniziata del culto dell’oggettistica decorativa, e apre con gesto cerimoniale una grossa scatola Ikea a quadretti Vichy bianchi e neri. L’etichetta è scritta a mano, con un vezzo calligrafico che dice: Palle di neve. Giada lo fa con l’autorevolezza di un archivista. Dentro: globi. Tanti. Di plastica e vetro. Ognuno di questi globi contiene un microcosmo. E ciascun microcosmo contiene una storia. Tipo: Parigi con la Tour Eiffel sotto una nevicata eterna, meteorologicamente scorretta; Las Vegas con Elvis, perfettamente statico, scala 1:72 ma ego 1:1; Firenze, col Duomo che pare progettato da un architetto ubriaco con la passione per il Lego e l’ansia da prestazione barocca; una sezione di Artico in miniatura, con due orsi polari che indossano cappelli da Babbo Natale come se fossero dirigenti di un centro commerciale a tema; una strada di Londra invasa da una gang di zombie non terrorizzanti, ma estremamente coreografati, come se fossero dei ballerini del Rocky Horror Picture Show. Poi ci sono gli animali di ceramica. Allineati su mensole che sfidano sia la gravità che l’estetica minimal da rivista scandinava, stanno lì immobili, con quello sguardo un po’ passivo-aggressivo tipico di chi sa di valere ma non è stato scelto per la vetrina principale. Alcuni implorano affetto. Altri sembrano pronti a giudicare i tuoi gusti musicali. E poi – attenzione – gli oggetti con la faccia di Dolly Parton. Che non è una semplice collezione. È una dichiarazione. È un tempio tascabile al glitter come valore esistenziale. Dolly Parton non è un’icona, ma un quadrato semiotico. Che non è solo neanche Dolly Parton in quanto essere vivente, ma anche l’idea di una lei possibile in ogni universo parallelo in cui lustrini, gentilezza e chirurgia estetica convivono in pace. La collezione comprende: una palla di neve vintage dove dentro c’è Dolly in versione impiegata informatica; una candela “Saint Dolly Parton” in vetro, stile devotional candle; un portachiavi smaltato con Dolly in cappello da cowboy; una Barbie ispirata al Grand Ole Opry 1973: microfono dorato, pantaloni di lamé, acconciatura XXL; un rosario country?spiritual decorato con perline rosa e pendente a forma di chitarra.