Ognuno di noi ha una motivazione: c’è a chi manca l’opportunità e a chi la voglia: stiamo sempre appiccicati allo schermo. E, alla fine, diventa più un’idea romantica che una pratica reale.

di Mattia Insolia

Poche settimane fa volevo taggare una scrittrice mia amica in un post su Instagram ma non riuscivo a trovarla. Le ho mandato un messaggio, chiesto se stesse bene. Mi ha risposto il giorno dopo, fatto strano per lei; di solito nel rispondere è rapidissima. E mi ha detto che da un mese aveva disattivato tutti i suoi profili social, e che stava passando meno tempo con il telefono in mano. Ah, è stata la mia, di risposta, e come va?. Benissimo, ha detto. Si sentiva più leggera e meno stanca, più presente a sé stessa, l’attenzione era migliorata, e non solo in faccende come la scrittura, la lettura ma anche nei rapporti con gli altri. E quindi? E quindi, ha concluso, mi consigliava di fare lo stesso.

Ho pensato: sì certo, come se potessi. Allora l’ho ringraziata e salutata, e nel petto, intanto, l’ho invidiata.

Mi è venuto in mente Jared Leto, il cantante. Nel 2020 quando il Covid ha chiuso ciascuno in casa propria e paralizzato il mondo, Leto era a meditare nel deserto. Un ritiro spirituale: niente telefono, niente internet e niente tv. Da solo per due settimane, ha scoperto della pandemia tornato a Los Angeles, in ritardo rispetto alla gran parte degli esseri umani; non faccio per dire. Quando, nel 2020, ho letto di quelle sue due settimane di meravigliosa e incredibile inconsapevolezza ho provato un’invidia feroce; la stessa avvertita parlando con l’amica fuoriuscita dai social. E non perché avesse potuto passare intere giornate nell’ignoranza, ma perché, in generale, poteva sottrarsi.