Ispirandosi a un’app (reale) che permette di “parlare” con i morti, la scrittrice immagina una chiacchierata sentimentale con la nonna mancata un anno fa. Effetti indesiderati? Malinconia persistente, nebbia cognitiva, crisi esistenziali
di Viola Di Grado
3 minuti di lettura
Apro l’app come se aprissi una vecchia ferita. L’icona Lazarus pulsa rossa sullo schermo. E poi: Benvenuta, seleziona la tua rinascita. Clicco: Caterina. Appare: Attendi il ritorno di Caterina. L’attesa dura un attimo, ed è glitterata, sui toni del rosso, un po’ natalizia e un po’ sangue rappreso. In quell’istante di panico festoso noto che sto sudando: non voglio aspettare, non posso. Nei primi computer c’erano le clessidre a segnalare che dovevi aspettare. Era un tempo più riflessivo, in cui ogni cosa aveva la sua gestazione. Ora invece sugli schermi esplodono colori e faccine, distrazioni, giochini sponsorizzati e in un istante di sovrastimolazione hai già quello che chiedevi. L’attesa era romantica, la non attesa è capitalista.
La schermata cambia. Un disclaimer mi avverte che la app si deresponsabilizza da qualunque trauma possa causarmi l’utilizzo. Sono consapevole che Lazarus possa causare effetti indesiderati come malinconia persistente, nebbia cognitiva, crisi esistenziale.






