Ghosting, Mrs Dalloway-ing, situationship... Come riuscire a navigare in un mondo in cui la tragedia sentimentale è diventata una questione di connessione

di Giada Biaggi

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Ci sono uomini che ti fanno ghosting e uomini che ti fanno Mrs Dalloway-ing: ti regalano una prima edizione di un romanzo sull’alienazione borghese e poi spariscono come se la letteratura fosse un’allergia. La mia ultima situationship (leggi una relazione non ben definita, a volte per scelta consensuale, altre no) è iniziata come tutte le catastrofi moderne: un match su un’app e la frase “non cerco niente di serio, ma tu sembri diversa”. Che è come dire: “Non ho fame, ma ordiniamo comunque un menù degustazione e ti guardo mentre mangi”. Lui aveva appena lasciato la fidanzata, io la speranza. Ci vedevamo, ci scrivevamo, ci ridevamo addosso. Io pensavo: “Questo è diverso”. Poi mi regala una prima edizione di Mrs Dalloway. Un gesto così sofisticato che ho pensato: “È l’uomo giusto”. Tre giorni dopo, puff. Sparito. Mi ha scritto una settimana più tardi: “Scusa, non me la sento”. Non se la sente. Io stavo lì, a fissare lo schermo del telefono con la stessa energia di una vedova vittoriana davanti al ritratto del marito morto in guerra – solo che il marito era un uomo che usava “okok” come risposta empatica. Mi sono chiesta: come diavolo siamo arrivati qui? Una volta le storie d’amore finivano con un addio piovoso alla stazione; ora con “ultimo accesso: 15 minuti fa”. Abbiamo trasformato la tragedia romantica in un problema di connessione. E non è solo una questione tecnologica – è come se l’idea stessa di intimità si fosse spostata dal contatto umano al “sta scrivendo…”. C’è questa nuova forma di pudore, quasi ascetica: l’amore, ma senza la carne. Tutto si consuma nel cervello – o, peggio, nei polpastrelli. Ho realizzato che le situationship sono perfette per la nostra epoca: una specie di esperimento antropologico che combina desiderio, paura e un tocco di capitalismo emozionale. E il paradosso è che sappiamo benissimo di essere dentro un gioco truccato, ma continuiamo a partecipare. Perché, onestamente, non è solo che ci manca qualcuno: ci manca il potenziale di qualcuno. L’amore, oggi, è un’idea in beta. Tutti vogliono il prototipo, nessuno la versione definitiva.