La psicologa: “Quando si ama, si tende a tenere insieme le cose anche quando iniziano a perdere coerenza. Si chiudono gli occhi su piccole disconnessioni. È umano. Ma è proprio lì che spesso si perde il contatto con ciò che sta accadendo davvero”
di Veronica Mazza
“Mi ritengo un uomo ferito. Leggo con curiosità la vostra rubrica e spesso mi sono chiesto come potessero essere vere, certe storie. Finché non ho vissuto la mia. Ve la racconto perché vorrei avere un consiglio, così come lo avete consegnato a tutte le persone che sono passate attraverso questo incubo prima di me e si sono rivolte a voi”. Andrea N., 40 anni, è un giornalista di viaggi che vive a Roma. “Tutto inizia con la più grande delle gioie: un mattino qualunque, trovo qualcosa nel cestino del bagno … un test di gravidanza. Ero spaventato ma felice, molto felice. Da lì, è crollato tutto”.
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“Manuela e io convivevamo da due anni. La nostra vita sembrava normale: cene insieme, chiacchiere sul divano, qualche weekend fuori. Pensavo che il tempo e la distanza, a causa del mio lavoro, fossero il nostro unico ostacolo. Ogni volta che partivo per un servizio o una trasferta, mi confortava l’idea che lei mi aspettasse, che ci saremmo ritrovati come sempre. Non sospettavo nulla. La fiducia, che avevo dato completamente, era per me la base della relazione. Non immaginavo che dietro sorrisi e routine domestica si nascondesse un amore parallelo, silenzioso, che mi escludeva. Come tutte le coppie vivevamo degli alti e bassi, così le sue piccole mancanze di attenzione mi sembravano normali. Pensavo sempre che quando la percepivo lontana, fosse semplicemente per stanchezza, stress, qualche ansia passeggera. Non avrei mai immaginato che quelli fossero segnali del suo tradimento. Ero immerso in una routine rassicurante”.







