Il nostro lettore racconta di aver vissuto per anni covando segretamente invidia, frustrazione e risentimento nei confronti di tutti. Riuscire a focalizzarsi sul problema, ad affrontarlo e a risolverlo, lo ha portato a “rinascere” e a vivere meglio
di Veronica Mazza
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“Per anni ho pensato di avere qualcosa di sbagliato dentro. Ogni volta che un amico raggiungeva un traguardo, che un collega veniva promosso, che qualcuno mostrava una vita più piena della mia, sentivo una fitta allo stomaco. Non era ammirazione. Era invidia. E subito dopo arrivava la vergogna, perché nessuno ammette facilmente di provare un sentimento così”. Inizia così la storia di Giorgio S., un trentottenne di Torino che lavora in ambito informatico. “Mi sono raccontato che fosse colpa delle circostanze, delle opportunità che non avevo avuto, delle differenze sociali. Ma la verità è che vivevo costantemente in competizione, avevo sempre bisogno di confrontarmi con gli altri e sempre ne uscivo sconfitto. Mi misuravo in base a ciò che non avevo, mai su ciò che ero. Questo mi ha reso una persona frustrata, risentita, spesso chiusa in sé. Solo con la terapia ho capito che l’invidia non era il mio difetto peggiore, ma un segnale: mi indicava desideri inespressi, insicurezze profonde, ferite mai guardate davvero. La mia rinascita è iniziata quando ho smesso di combattere quel sentimento e ho iniziato a chiedermi cosa stesse cercando di dirmi.”






