«Viviamo ancora nell’epoca della caccia alle streghe». Francesca Michielin presenta così Magia Bianca, il suo nuovo album in uscita venerdì. Un disco di folklore, leggende e medioevo, ma che parla del bisogno presente di riscoprire la fantasia, della pressione esercitata sulle donne e della difficoltà di sfuggire al giudizio costante. «Conoscete le anguane?», esordisce Francesca vestita di bianco, ma illuminata dalle luci viola dello studio, come a voler ricalcare il dualismo tra magia bianca e magia nera, fil rouge del disco. «Sono figure della tradizione veneta e racchiudono lo spirito dell’album: figure ambigue, lontane dall’idea della donna angelicata. Canto una donna perturbante, che stride proprio perché è considerata una strega».
Le streghe attraversano tutto il progetto, sia nei testi sia nella musica, di chiara ispirazione “dungeon synth”. «Ci sono degli “spettri” tra le canzoni: non veri duetti, ma tracce di artisti che mi hanno influenzata. Da Angelica in 1484 a Patrizia Laquidara nel Canto delle anguane, passando per Veronica Lucchesi in Feral Girl, Ceneri in Magia Bianca, Magia Nera fino a Caparezza in Strega Comanda. Qui la frase-manifesto dell’album: “Sono la tua competitor”. La strega per me si oppone all’uomo e all’idea di una donna sempre perfetta e succube del maschio». Fin dal primo ascolto emergono le ispirazioni alla base del disco: Mike Oldfield, Peter Gabriel e Franco Battiato, ma anche la musica 8-bit di videogiochi come Medieval per la Playstation Uno. «Non avevo una reference precisa, – ammette – volevo un suono che nascesse dalle mie passioni». Apre il disco 1484, titolo che richiama l’anno della bolla papale di Innocenzo Ottavo che diede il via alla caccia alle streghe. «Viviamo in un’epoca di roghi digitali. Sui social la dignità viene spesso messa alla gogna e per le donne il peso è maggiore. Nel disco rivendico il diritto alla fantasia, alla magia, ma anche alla possibilità di essere mediocri e contraddittorie. Noi donne non dobbiamo eccellere in tutto».










