Catarsi, esoterismo, rituale: chiamatela come volete, ma la Magia Bianca di Francesca Michielin, titolo del disco in uscita venerdì 12 per Columbia Records/Sony Music Italy è una svolta decisa nel percorso della cantautrice veneta, che inaugura un universo narrativo a cui si sente molto affine, sospeso tra Medioevo romantico, cultura pop e suggestioni dark-fantasy. L’amore per la musica, sempre disinteressato e puntuale, è ormai cura: «Non vivo più la fomo della “canzone giusta” - racconta alla Gazzetta - dopo i traumi di aver perso un rene e aver pubblicato un disco in pandemia che ha avuto un percorso complicato, oggi entro in studio quando dentro di me arde qualcosa. E in queste nove tracce, che recuperano l’anima un po’ folkloristica e irrazionale che abbiamo perso per strada, insieme al senso di comunità, ho voluto giocare con la voce, riconnettendomi alla parte più bambina, quella più “magica”. Mi sono divertita».

Fil-rouge del lavoro è la figura della strega, alternativa rispetto alla femminilità conformata o alla visione maschile controllante. E i temi veicolati dalle «streghe» sono ultracontemporanei: identità, libertà personale, pressione sociale che ti schiaccia, necessità di immaginare mondi alternativi, in maniera un po’ ironica, un po’ dissacrante e un po’ sensuale. «È un mondo che mi è sempre piaciuto - continua - dalle Witch dei fumetti fino a Strega Salamandra della Melevisione. Fin da piccola ho percepito affinità con artiste che negli anni ‘80 erano considerate “streghe”: Annie Lennox, alchimista, Stevie Nicks, esoterica, Kate Bush che ha a che fare con la divinazione». Il tutto per regalare una profonda riflessione sulle rigidità e le convenzioni della società, accompagnate da clavicembali, liuti, sintetizzatori e una costruzione sonora alla quale ha lavorato a Londra, fianco a fianco con il produttore britannico David Kosten, che ha collaborato con Bat for Lashes. Tra i momenti più evocativi del progetto senz’altro «Il canto delle Anguane», streghe d’acqua ambigue, un po’ le «banshee del Veneto», omaggio a Patrizia Laquidara che ha curato con Francesca anche la produzione vocale del brano.