Quest’anno la primavera è scoppiata in un tripudio di gemme. Ogni dieci minuti esco in giardino per un nuovo sopralluogo: si sono aperti i primi tulipani fucsia, i narcisi stanno cominciando a sfiorire e il nespolo e il cotogno hanno foglie nuove, cariche di linfa, che riflettono la luce. Al centro di tutto troneggia una Magnolia x soulangeana, regina dei giardini suburbani, sospesa tra la piena fioritura e l’inevitabile declino in una massa disgustosa di viscidi petali marroni. Ho perfino falciato il prato, per godermi quel sentore di cumarina dell’erba calda dopo lunghe settimane di pioggia invernale.

Più di qualsiasi altro cambio di stagione, l’arrivo della primavera sembra sempre un evento improbabile, stranamente incerto, e porta con sé un’esplosione pagana di piacere e sollievo. Se avete il coraggio di sfidare il freddo, il giardinaggio vi offre un posto in prima fila. Il mio primo compito, a gennaio, è togliere le foglie morte dagli ellebori, scoprendo i piccoli germogli di fiori lentigginosi, a cinque petali, che sbocceranno anche sotto la neve. La piantagione dei bulbi in autunno garantisce ogni ondata successiva, dai bucaneve e gli aconiti ai narcisi, le scille e le fritillarie. Nelle settimane esaltanti in cui la natura si schiude, mi sento quasi attraversare da una scossa elettrica.