di
Giovanni Cortesi
I racconti dei manovali nel cantiere sotto indagine per caporalato e il ruolo del gestore del personale della Caddell: «Era sempre in collera con tutti noi lavoratori»
«Era sempre in collera con tutti, non gli piacevano le domande». Uno degli operai sul cantiere del consolato americano in piazzale Accursio, a nord-ovest di Milano, spiega in un inglese concitato il trattamento che chiunque riceveva da Aji Appukuttan, il gestore del personale per l’impresa Caddell Construction Co. Lcc, fermato venerdì sera dalle forze dell’ordine prima che scappasse: «Se ti diceva di girare a sinistra, dovevi girare a sinistra, se ti diceva di girare a destra, dovevi girare a destra, non si potevano chiedere motivazioni».
Il fermo del gestore del personale è il secondo, dopo quello del manager turco Ulas Demir, bloccato all’aeroporto di Bergamo mentre stava per fuggire a Istanbul: i due sono entrambi indagati entro il quadro delle indagini condotte dalla Procura di Milano sul para-schiavismo di centinaia di operai impiegati sul cantiere del futuro consolato statunitense in condizioni di grave caporalato, con salari che si aggirano tra 1,43 euro e 1,8 euro l’ora.













