Multe fino a 100 euro per gli operai che si ammalavano e restavano a letto. È una delle accuse nell’inchiesta sul presunto sistema di sfruttamento degli operai indiani nel cantiere del consolato Usa a Milano.
Il cantiere in piazzale Accursio a Milano per il nuovo Consolato degli Stati Uniti (foto da LaPresse)
Multe per gli operai che si ammalavano: se un lavoratore decideva di restare a letto per la febbre alta, gli decurtava arbitrariamente dalle due giornate di paga fino a 100 euro dalla retribuzione. È questa una delle accuse rivolte dagli operai al 51enne Aji Appukuttan, arrestato in quanto presunto "caporale operativo" della Caddell Construction, l'azienda costruttrice americana impegnata nella realizzazione del nuovo consolato degli Stati Uniti a Milano che è finita al centro di un'inchiesta per caporalato e "para-schiavismo".
Secondo quanto emerso dall'ordinanza con cui due giorni fa è stato convalidato il fermo dell'uomo e disposta la sua custodia cautelare in carcere che Fanpage.it ha potuto visionare, il presunto meccanismo di sfruttamento non si limitava a imporre salari difformi dai contratti collettivi, ma schiacciava i lavoratori indiani in una condizione di indigenza quotidiana, costringendoli a sopravvivere nella metropoli milanese con circa 150 euro al mese. Dalla paga fissa o variabile accreditata formalmente sul conto corrente (mediamente tra i 1.300 e i 1.500 euro), venivano infatti sottratti circa 500 euro per l'alloggio tramite bonifici automatici impostati a loro insaputa e altri 350-370 euro in contanti che Appukuttan pretendeva mensilmente per le spese del vitto. Trovandosi in una situazione di precarietà economica e dovendo mantenere interi nuclei familiari rimasti in patria, gli operai subivano un drastico prosciugamento delle proprie risorse.












