Era pronto alla fuga con un pullman e per questo motivo c’è un secondo uomo fermato per caporalato nell’inchiesta della Procura di Milano sullo sfruttamento dei manovali indiani pagati 1,50 euro l’ora nel cantiere del nuovo Consolato statunitense, realizzato da Caddell Construction, in piazzale Accursio nel capoluogo lombardo. Nella notte fra venerdì e sabato il pubblico ministero Paolo Storari ha disposto il fermo di Aji Appukuttan, il 51enne indiano che nelle testimonianze degli operai migranti raccolte dal Nucleo ispettorato lavoro dei carabinieri viene definito il “cane da guardia” della multinazionale americana delle costruzioni ed è ritenuto dagli inquirenti il “caporale operativo” e l’intermediario del sistema di “sfruttamento” scoperto.
È accusato di aver imposto ad almeno 50 lavoratori l’apertura di un conto corrente in Italia, attraverso la firma su pratiche in una lingua a loro sconosciuta, con cui ogni mese sarebbero stati prelevati automaticamente i 500 euro sottratti alla busta paga per remunerare l’alloggio nei Residence le Groane e Residence Ripamonti destinati agli immigrati giunti in Italia con la formula distacco intra-societario internazionale che invece prevede l’obbligo di garantire vitto e alloggio ai lavoratori impiegati all’estero. Così come è sempre Appukuttan, come viene indicato nei verbali, ad aver imposto il pagamento dei 350 euro mensili in “contanti” per il “pranzo e la cena” da consumare in cantiere durante i lavori edili della maxi struttura diplomatica. Lo avrebbe fatto con “reiterate minacce di licenziamento e rimpatrio” in India, in particolare nei confronti di chi, dopo essersi infortunato, avrebbe chiesto di “potersi assentare” per il “riposo”. Intimidazioni, come quella di “essere rispediti” nella nazione asiatica, che costano al 51enne l’accusa di caporalato aggravato.











