«Dietro l’imponente progetto di rigenerazione urbana si celava una realtà di lavoratori assunti in condizioni di sfruttamento e abusando del loro stato di bisogno». La giudice per le indagini preliminari di Milano, Angelica Cardi, ha convalidato il decreto di controllo giudiziario d’urgenza nei confronti di Caddell Construction, il colosso delle costruzioni statunitense (2 mila dipendenti nel mondo per un giro d’affari da 1,5 miliardi di dollari) indagata per caporalato dalla procura meneghina. La gip ha confermato le ipotesi investigative dei pubblici ministeri Paolo Storari e Mauro Clerici, mettendo nero su bianco i costi umani della presunta riqualificazione di alcune aree urbane. In questo caso si tratta dell’ex Tiro a Segno, in piazzale Accursio, dove la divisione italiana della Caddell sta costruendo l’edificio del consolato Usa: una commessa da 200 milioni di dollari per la quale veniva adoperata manodopera indiana in condizioni, si sospetta, di para schiavitù.
LA GIUDICE HA ANCHE convalidato il fermo per Aji Appukuttan, il 51enne indiano che secondo gli investigatori era il «caporale operativo» del sistema di sfruttamento messo in piedi dal colosso Usa. L’uomo sarebbe stato pronto a scappare dall’Italia, così come il manager di origine turca Ulas Demir, fermato mentre stava salendo su un aereo. Esigenze cautelari e controllo giudiziario motivati dal fatto che la condotta della Caddell «non sembra frutto di estemporanee iniziative di soggetti inseriti nell’«organigramma delle società», ha scritto Cardi, quanto piuttosto di una «consuetudine aziendale».











