Operai “in condizioni di sfruttamento”, in uno “stato di bisogno”, “sfruttati attraverso la palese e reiterata violazione” delle norme in materia di orario di lavoro, riposi, retribuzioni. Arruolati dal colosso americano Caddel Construction, attraverso la societàDynamic House, con sede a Nuova Delhi, in India, e fatti arrivare a Milano per la realizzazione del Consolato americano. Con l’accusa di caporalato i pm Paolo Storari e Mauro Clerici dispongono il controllo giudiziario della Caddel, come si evince dal decreto visionato da Repubblica.
"Vi rispediamo in India”
Gli operai prendono paghe sotto la soglia di povertà. Con un’aggravante: la “minaccia nel prospettare il licenziamento e di ‘essere rispediti in India’ in caso di mancata accettazione delle condizioni di sfruttamento”, si legge ancora nel provvedimento della procura di Milano. Indagati Ulas Demir, responsabile del ramo italiano di Caddel, e lo stesso colosso per la sua “politica di impresa che accetta lo sfruttamento dei lavoratori”.
Le accuse: “Meccanismo criminale, gli operai pagano il pizzo per lavorare”
Dalle testimonianze degli operai impiegati nel cantiere di Milano per la realizzazione del nuovo consolato degli Usa, “emerge in maniera piuttosto semplice e lineare nella sua drammaticità, un meccanismo criminale ricorrente che inizia ben prima dell'arrivo in cantiere”. Primo: il reclutamento all’estero: i lavoratori vengono presi in India, “da intermediari senza scrupoli”, che promettono stipendi dignitosi. Per partire, a tutti loro viene chiesto di pagare 5 mila euro per il visto e per ottenere il posto. Un “pizzo”, viene definito dai pm. Per pagarlo, “gli operai e le famiglie si indebitano pesantemente”.










