“Bastardo fai veloce, altrimenti ti spacco il culo. Muoviti quando vai in bagno testa di cazzo”. Testimonianze dal cantiere milanese del costruendo nuovo Consolato americano. I capoturno del colosso Usa Caddell Costruction urlano in faccia agli operai indiani che accelerano il lavoro senza la minima sicurezza. “Un operaio era caduto dalle scale mentre portava del materiale. Non era stata chiamata l’ambulanza. Dopo due giorni è stato rimandato in India e non è più rientrato. In molti si facevano male ma si cercava sempre di risolvere il problema in cantiere con medicazioni veloci”.

I capoturno radunano gli operai all’alba fuori da residence dormitorio dell’hinterland e qui li riportano a sera, dopo dodici ore di lavoro a meno di due euro all’ora. Tutti indiani fino a 500 nell’ultimo anno che in fila con sacchi di plastica entrano dal piccolo ingresso di piazzale Accursio e da qui escono. Tutti controllati da telecamere e dalla sicurezza privata. A fine turno attendono i pullman. Hanno i volti brutalizzati dalla fatica, lo sguardo assente o perso dentro al cellulare. Sono i nuovi schiavi, quelli che il general contractor Caddell Construction, storico appaltatore dell’amministrazione Usa, “sfrutta” per mettere in piedi il nuovo consolato a Milano.