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«Non è un problema della Calabria. Io vengo da Reggio Emilia e uno dei più grandi processi contro la 'ndrangheta non l’ha fatto Reggio Calabria, ma Reggio Emilia. Il problema del caporalato non riguarda solo questa parte, ma tutta Italia e non riguarda solo l’agricoltura. Il problema del caporalato riguarda anche l’edilizia, la logistica. E’ proprio questo sistema di fare impresa che va fermato». Lo ha detto Maurizio Landini, leader della Cgil, oggi ad Amendolara in provincia di Cosenza partecipando al corteo organizzato dopo la strage dei braccianti arsi vivi. Landini, prima della partenza del corteo, si è recato alla stazione di servizio sulla statale 106 deponendo una corona di fiori nel luogo in cui è stata trovato l’auto bruciata con i cadaveri dei quattro giovani stranieri."Quelli che muoiono sono stranieri, ma quelli che fanno i soldi sulla pelle degli stranieri molte volte sono italiani"
«Quelli che muoiono - ha detto Landini parlando con i giornalisti - sono stranieri, ma quelli che fanno i soldi sulla pelle degli stranieri molte volte sono italiani. Sono d’accordo con il vescovo che ha detto che è il momento della rivolta delle coscienze perchè non si può avere l’ipocrisia di non vedere quello che sta succedendo da anni. E allo stesso tempo - ha aggiunto - bisogna intervenire per non mettere tutti sullo stesso piano. Io conosco tante persone perbene e oneste che rappresentano la maggior parte della popolazione e sono sia imprenditori che lavoratori. Bisogna colpire i disonesti e la malavita organizzata. Dobbiamo riconfermare i diritti dei lavoratori. Se dall’alto, cioè da chi ha la responsabilità, il messaggio non arriva o arriva addirittura la copertura, significa - ha concluso - che ognuno fa quello che gli pare».










