Baldini con coraggio ha mostrato di che cosa è malato il nostro calcio. La rivoluzione? Far giocare i giovani
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La giovanissima Italia spuntata sorridente dalla serata umida vissuta in Lussemburgo non ha svelato nessun mistero gaudioso. Sapevamo già, prim'ancora di lasciare Coverciano addirittura, di poter contare, tra quel gruppo misto allestito dal ct ad interim Baldini, sul talento maturato di Donnarumma capitano disponibile agli straordinari rispetto ad suoi colleghi già al mare, e su quello in via di completa maturazione di Pio Esposito (foto Figc). Non per caso sono due esponenti di punta di Inter e Manchester City e non esattamente due debuttanti. Così come ha di sicuro un futuro, alle loro spalle, Pisilli (e non solo per il palo centrato nella ripresa), insieme a qualche altro giovanotto che ha trovato spazio e valorizzazione in altri tornei europei a dimostrazione di quello che resta il virus allarmante del nostro calcio. E cioè tenere le porte della serie A sbarrate alle promesse delle nazionali giovanili anche per motivi economici. Se Palestra - che ieri ha lasciato il ritiro azzurro come Cherubini -, dopo un anno da titolare in serie A col Cagliari, vale i 54 milioni reclamati dall'Atalanta (idem l'anno scorso per il difensore Leoni ceduto dal Parma al Liverpool per 40 milioni) si capisce perfettamente una parte della questione. Che non è soltanto tecnica. Per fortuna la consistenza del rivale (il Lussemburgo è al numero 98 della classifica) ha consentito agli azzurri di incartare il successo senza produrre danni alla futura nazionale (per il prossimo mondiale conterà il punteggio raggiunto nella Nations league) in attesa della sfida più impegnativa con la Grecia.












