FIRENZE. Da qualche parte bisogna ripartire e così la Nazionale più giovane di sempre (20 anni e 6 mesi di età media) prova a lanciare messaggi di futuro con un ct ad interim che non ha peli sulla lingua e nulla da perdere. Silvio Baldini è l’anti-sistema che diventa sistema per due partite, le amichevoli in Lussemburgo (3 giugno) e Grecia (7 giugno), ma è anche il tecnico giusto per creare discontinuità dopo la terza mancata qualificazione consecutiva al Mondiale. «Il calcio italiano vuol vedere il cambiamento e più cambiamento di così – sorride questo 67enne che è partito dalla Seconda categoria toscana per arrivare sulla panchina azzurra dopo le dimissioni di Gattuso -, ma questi ragazzi dell’Under 21 hanno margini di miglioramento altissimi e sono un gruppo coeso. Quando giochi con la Nazionale, poi, non è mai un’amichevole: c’è in palio l’onore e il sentirti orgoglioso di essere italiano. Non va mai dimenticata questa emozione e per me l’Italia è un premio inaspettato: il destino ha fatto combinare queste cose».
L’Italia è senza presidente federale e deve aspettare le elezioni del 22 giugno per avere un nuovo ct, con Conte e Mancini in ballo per tornare in Nazionale. Baldini non si schiera («Sceglierei chi ha un certo curriculum: io non ce l’ho e non faccio il pavone, ma posso aiutare chi verrà dopo di me») e poi prova a spiegare perché anche in questa edizione gli azzurri guarderanno il Mondiale dalla tv. «Il calcio italiano è in mano a dirigenti che pensano ai fatti loro e non alla crescita del sistema – attacca il ct ad interim -: non si punta su giovani, ma a fare mercato con giocatori anziani. Non rinnego e non mi nascondo dopo quel che ho detto nel passato: ci sono lestofanti che hanno in mano i fili di questo gioco, finché non ci saranno dirigenti seri sarà sempre un problema».













