a
Ci sono ferite che non sanguinano e che, proprio per questo, rischiano di passare inosservate. Non lasciano segni evidenti sulla pelle, ma scavano lentamente nella mente, nelle emozioni e nella vita quotidiana di chi le subisce. Lo stalking appartiene a questa categoria di violenze silenziose. È una forma di persecuzione che si insinua gradualmente nell'esistenza della vittima, alterandone le abitudini, compromettendone la serenità e trasformando gesti ordinari in occasioni di ansia e paura.
Per molto tempo il fenomeno è stato sottovalutato o interpretato come una semplice manifestazione di gelosia, un amore non corrisposto o un corteggiamento eccessivamente insistente. Oggi sappiamo che non è così. Lo stalking rappresenta una delle forme più pervasive di violenza psicologica e relazionale, capace di produrre conseguenze profonde e durature.
«Ancora oggi molte persone faticano a riconoscere la gravità dello stalking perché non sempre si manifesta attraverso aggressioni fisiche. In realtà si tratta di una violenza che agisce sulla libertà, sull'autonomia e sul senso di sicurezza della vittima, minandone progressivamente l'equilibrio psicologico», osserva la dottoressa Mariastella Giorlandino.









