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Quando si parla di stalking, l'attenzione dell'opinione pubblica si concentra spesso sugli episodi più gravi che conquistano le pagine della cronaca. Eppure, prima che la violenza si manifesti nelle sue forme più evidenti, esiste una lunga fase fatta di comportamenti persecutori che lasciano segni profondi sulla vita delle persone. Si tratta di ferite spesso invisibili, che non compaiono nelle statistiche sanitarie o nei bilanci economici, ma che producono conseguenze rilevanti sulla salute, sul lavoro e sulle relazioni sociali.

«Lo stalking non è soltanto una questione giudiziaria o di ordine pubblico. È un problema che coinvolge direttamente la salute delle persone e, per questo motivo, deve essere considerato anche una sfida sanitaria e sociale», osserva la dottoressa Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia ETS. La caratteristica più insidiosa dello stalking è la sua capacità di insinuarsi nella quotidianità della vittima. Telefonate insistenti, messaggi continui, controlli, pedinamenti, minacce più o meno esplicite e intrusioni nella vita privata generano un clima di paura permanente. Molte persone modificano le proprie abitudini, cambiano percorso per andare al lavoro, evitano luoghi abitualmente frequentati o rinunciano a incontri con amici e familiari pur di sentirsi più sicure.