L’appello del colonnello Bonifazi (RACIS) e i percorsi per uomini maltrattanti: "Agire ai primi segnali di disagio"
Una carriera costruita con determinazione in un ambiente tradizionalmente maschile, poi l'incubo dello stalking, un'aggressione con un coltello, anni vissuti nella paura. È la storia di Nati Santos, raccontata durante la trasmissione Omnibus su La7. “Purtroppo, sono stata vittima di stalking e lì la mia vita è cambiata. Mi sono ritrovata senza la mia libertà, senza la vita che conoscevo. Tutto quello che avevo costruito fino a quel momento sembrava sparito”. Parole che descrivono e restituiscono il devastante impatto che la persecuzione e la violenza possano avere sulla vita delle vittime, non solo dal punto di vista personale, ma anche professionale e sociale.
Una carriera nel mondo delle corse
Prima che la sua esistenza venisse stravolta, Santos aveva raggiunto risultati importanti nel settore dei motori. Ingegnere meccanico, aveva lavorato nel campionato Superbike, riuscendo ad affermarsi in un contesto altamente competitivo. Un percorso costruito con anni di studio, sacrifici e competenze tecniche, che sembrava destinato a proseguire. Poi, l'incontro con il suo stalker e l'inizio di una spirale fatta di intimidazioni, minacce e controllo. La paura, ha spiegato, era alimentata anche dalla convinzione che denunciare sarebbe stato inutile o addirittura controproducente.






