Il trauma può restare una ferita aperta oppure diventare materiale vivo per ricostruire presenza, confini e futuro dopo il crollo

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Restare attaccati al tortoIl trauma non ti rende migliore da soloIl perdono non è un assoluzioneIl punto in cui si ricomincia

Ci sono persone che, dopo una frattura, sembrano restare sedute accanto ai cocci per anni. Li guardano, li contano, li mostrano a chi passa. A volte con ragione. Perché certi dolori arrivano davvero come una porta sbattuta in faccia: un lutto, una separazione, un tradimento, una malattia, un’infanzia complicata, una perdita che cambia la forma delle giornate. All’inizio è perfino naturale aggrapparsi a quella ferita. Serve a dare un nome al caos. Serve a dire: ecco, sto così per questo.

Il problema arriva quando quel “per questo” comincia a occupare tutto. La ferita smette di essere un punto della biografia e diventa la biografia intera. Ogni relazione passa da lì, ogni scelta viene filtrata da lì, ogni paura trova lì la sua spiegazione. La vita si stringe intorno a un evento passato e, senza accorgersene, si finisce per abitare una stanza che doveva essere solo attraversata.