Migrazioni, guerre e catastrofi ambientali, violenze e lutti. Questi eventi lasciano cicatrici profonde molto studiate, come ansia, depressione e disturbo post traumatico da stress. A incidere sulla risposta al trauma, ci sono tanti fattori diversi, come la sua intensità e l’età di esposizione. Ma in che misura la natura di questa sofferenza influisca sul destino psichico dell’individuo e quindi sul tipo di disturbo che svilupperà, è una domanda alla quale la medicina e la psicologia faticano ancora a rispondere.

La ricerca

Ora una ricerca italiana, pubblicata su Cell Reports Medicine indica, per la prima volta, che non sarebbe tanto il tipo di trauma a determinare le conseguenze comportamentali a lungo termine, ma il quando questo avviene. Lo studio, coordinato da Laura Cancedda e Valter Tucci dell’Istituto italiano di tecnologia Iit di Genova, insieme all’Irccs Istituto Gaslini, adotta un approccio multidisciplinare che integra neuroscienze sperimentali, proteomica avanzata (ndr. lo studio del proteoma, l’insieme delle proteine prodotte o modificate da un organismo o un sistema biologico) e psichiatria clinica ed estende all’ambito comportamentale le nozioni sull’esistenza di periodi critici nello sviluppo cerebrale, finestre temporali durante le quali il cervello è estremamente sensibile agli stimoli esterni.