Per decenni l’emofilia è stata associata a una prospettiva di vita limitata e a complicanze difficili da gestire. Oggi lo scenario è profondamente cambiato: le terapie innovative e i protocolli di profilassi hanno portato l’aspettativa di vita dei pazienti a livelli comparabili a quelli della popolazione generale. Sempre più persone con emofilia raggiungono i 70-80 anni. Questo comporta un incremento non solo delle complicanze a lungo termine specifiche della patologia (esempio artropatia emofilica) ma anche delle condizioni cliniche correlate all’età.

Emofilia A, anche i pazienti meno gravi potranno curarsi con un anticorpo bispecifico

11 Settembre 2024

Questo risultato, tuttavia, apre una nuova questione clinica, legata non più soltanto alla sopravvivenza, ma alla qualità dell’invecchiamento. È il paradosso della longevità: vivere più a lungo non implica necessariamente invecchiare in salute.

Su questo terreno si inserisce il lavoro di Pasquale Agosti, geriatra al Policlinico di Milano, che anche grazie ai finanziamenti ottenuti dal Bando per la ricerca indipendente di Fondazione Roche, vuole capire se nei pazienti con emofilia congenita di tipo A si verifichi un fenomeno di “early aging”, ovvero un invecchiamento biologico anticipato rispetto all’età anagrafica.