“Mi sono annientata per anni, cercando di non far pesare ai miei figli la situazione. Nascondevo i segni”. “Mi vergognavo di quello che stava succedendo; andare dal medico o preoccuparmi della mia salute era l’ultimo dei miei pensieri”. Due esperienze diverse, una donna giovane e una che ha superato i 60, che raccontano una stessa situazione: chi subisce violenza non si cura di sé, del proprio corpo, e di certo non pensa al futuro, alla prevenzione. Non può, perché in quel momento l’emergenza è un’altra, la sopravvivenza. E anche una volta che si riesce a spezzare il legame con chi abusa, la fragilità – fisica, psicologica, economica, sociale – spesso rimane e allontana dalla prevenzione. Per esempio, studi dimostrano che le donne vittime di violenza arrivano alla diagnosi oncologica con anni di ritardo rispetto alla media.
Per colmare questo vuoto è nato “La salute è di tutte”, progetto realizzato da D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza con il supporto di Novartis. Un’iniziativa che nei primi mesi del 2026 è arrivata nei centri antiviolenza associati alla rete D.i.Re di Genova, Viareggio, Messina, L’Aquila e Taranto, dove sono state organizzate delle visite senologiche gratuite e dei colloqui per la prevenzione cardiologica.









