VERONA - Diciassette anni vissuti con l'anoressia, tanti ricoveri e ricadute, la voglia di uscirne perché «il solo sopravvivere alla malattia non significa vivere», poi una svolta inaspettata, un figlio. Anna oggi ha 31 anni ed un bambino di 4, Leonardo: «Sono ancora in cura ma combatto per mio figlio, per dargli una mamma sana che possa essere al suo fianco, e lancio un messaggio ai genitori: non sottovalutate i sintomi di una bambina o ragazza che inizia a non mangiare e non abbiate paura di guardare in faccia la realtà».
Anna è di Verona e nel 2025 è stata ricoverata nel centro specializzato 'Il nido delle rondini' di Todi, dove è attualmente in cura, dopo vari ricoveri in Veneto. «Soffro di anoressia nervosa da quando avevo 14 anni, ma in realtà il mio malessere è iniziato molto prima. Mia madre ha sofferto dello stesso disturbo, quindi ho da sempre vissuto a contatto con questo tipo di problematiche. Per me, però, la svolta in negativo è stata la fase dello sviluppo nell'adolescenza, quando mi sono ritrovata a dover accettare una mia diversa forma corporea: vedevo il mio corpo che si trasformava e questo da subito non l'ho accettato. L'anoressia mi ha permesso in qualche modo di rimanere bambina, costringendo il mio corpo a non crescere, per cercare di sentirmi maggiormente accettata anche da mia madre, con la quale ho avuto una relazione che mi ha resa molto vulnerabile e insicura, perché non mi sentivo accettata da lei, a causa dei suoi problemi».







