La quotidianità che cura: anche i disturbi alimentari. In particolare, l’anoressia restrittiva, quel meteorite che precipita nelle famiglie quasi sempre di ragazzine e adolescenti, spiazzando il loro universo e rendendo precaria ogni cosa. Nei casi più gravi si viene ricoverati in ospedale, dove si resta di solito per lunghi mesi, ma poi si pone il problema del ritorno alla vita normale e alle sue consuetudini, per prima cosa i pasti, ma anche la scuola e il contatto quotidiano con gli altri. Perché la malattia, come si sa, molte volte è solitudine.

Dall’ottobre 2024, a Casa Oz esiste un Centro diurno riabilitativo, dedicato proprio ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e al rischio di ritiro sociale: un’altra grave patologia che porta i più giovani a isolarsi del tutto. «Noi non siamo medici, ma educatori», spiega Anna Scarso, coordinatrice del Centro diurno. «Al centro di tutto c’è la relazione. Dopo il ricovero o il day hospital, i pazienti e le loro famiglie si domandano cosa fare e come ritrovare un ritmo più regolare dell’esistenza. Le ragazze, che nel nostro caso sono minorenni, vengono qui e le aiutiamo ad alimentarsi di nuovo, con cura. Esiste un sostegno individuale o in piccoli gruppi, si sta insieme, si parla e si ascolta, si gioca, si va in giardino, e se c’è bisogno si può restare soli in appositi spazi. Abbiamo laboratori artistico espressivi, ma allo stesso tempo si guardano le serie tv. E naturalmente incontriamo i genitori e i parenti, collaborando in modo intenso con le strutture sanitarie piemontesi, in particolare con l’ospedale infantile Regina Margherita».