di
Virginia Piccolillo
In tribunale a Bergamo presente anche il bimbo, che ora ha 10 anni. L'avvocato del Papa Giovanni annuncia l'intenzione di pagare
C’era Gabri ieri in udienza. Di fronte alla III sezione civile del Tribunale di Bergamo chiamata a decidere sul risarcimento che merita un bambino di dieci anni che, per un «errore» in sala parto, non può né correre, né giocare, né guardare gli amichetti farlo. C’era il bambino con i genitori che volevano assistere entrambi a un’udienza delicatissima. Quella nella quale la giudice Chiara Mazzoni doveva decidere se annullare la perizia e nominare un nuovo collegio di consulenti, dopo le ombre allungate dalla famiglia sulla terzietà dei Ctu (consulenti tecnici d’ufficio, di nomina del giudice): la consulente del Tribunale Yaho Chen fa parte di una piccola associazione di medici fondata e diretta dal consulente di parte dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, dove Gabri arrivò sano nella pancia della mamma e nacque, cianotico, con una grave sofferenza cerebrale. A seguito, secondo la famiglia, dell’allarme ignorato di un’infermiera che aveva notato un tracciato preoccupante. Il medico le disse: «Mettila carponi, c’è tempo per il parto».
Gabri non può parlare. Ma ieri parlava per lui la sofferenza che da allora ne segna il corpo. E all’apertura dell’udienza in tribunale, dopo l’illustrazione della richiesta fatta dal legale della famiglia Mario Cicchetti di annullare quella perizia però, c’è stato un colpo di scena. L’avvocato dell’azienda sanitaria, Marco Ridolfi, che è anche il legale della Reyens, compagnia assicurativa dell’Ospedale, ha fatto un’inversione a «U» rispetto alla strategia tenuta ultimamente.Se, infatti, in una fase iniziale l’azienda sanitaria si era mostrata pronta a venire incontro alle esigenze della famiglia del piccolo che necessita di un’assistenza di 24 ore su 24 e di cure riabilitative costose, a un certo punto, improvvisamente, tutto si era fermato. E il direttore amministrativo dell’ospedale aveva inviato una mail al papà di Gabri, Andrea Regazzoni, dicendo che anziché aprire subito una trattativa per il risarcimento si preferiva attendere i risultati della consulenza tecnica. Già. Proprio quella perizia che tanto aveva insospettito la famiglia. Giacché la visita del bambino chiesta dal giudice secondo i genitori era stata fatta in un modo sommario con una ctu, Yaho Chen presente, e gli altri tre collegati da remoto senza poter toccare la sua rigidità e ascoltare il suo respiro affannoso con accessi di tosse che ieri hanno scandito l’udienza.







