di
Vincenzo Brunelli
La causa tra la famiglia e l'ospedale Maggiore andava avanti dal 2016: anche l'Inps aveva riconosciuto un'indennità e l'accompagnamento alla bambina
Il 5 novembre del 2016 era venuta al mondo ma si era verificata una grave sofferenza fetale già nella fase pre-parto e durante il travaglio, culminato poi nel parto naturale indotto «con distocia di spalla» (emergenza ostetrica grave in cui, dopo l'uscita della testa, una o entrambe le spalle del bambino rimangono incastrate all'interno del bacino materno).
La bambina aveva così subito un’importante «sofferenza anossico-ischemica», evitabile col taglio cesareo, stando al resoconto processuale, e rimase invalida. La piccola infatti venne ritenuta invalida totale con tanto di indennità e accompagnamento da parte dell'Inps.








