L’ospedale Maggiore di Bologna dovrà pagare 700mila euro di danni a una famiglia per un parto avvenuto 10 anni fa, il 5 novembre 2016. La giudice della seconda sezione civile del tribunale di Bologna, come riporta il Corriere della Sera infatti, ha dato ragione ai legali dei genitori della piccola che considerano l’ospedale responsabile dell’invalidità totale della bambina, nata dopo un parto difficile.
Già durante il travaglio infatti si era verificata una grave sofferenza fetale, i professionisti sanitari avevano comunque deciso di procedere con un parto naturale indotto con “distocia di spalla”, una emergenza ostetrica in cui, dopo l’uscita della testa, una o entrambe le spalle del bambino rimangono incastrate all’interno del bacino materno.
Durante il parto la bimba aveva subito quindi una importante “sofferenza anossico-ischemica” che, stando al resoconto processuale, poteva essere evitata con un taglio cesareo. Scelte mediche che, secondo la famiglia e la giudice della seconda sezione civile del tribunale di Bologna, Paola Matteucci, hanno portato all’invalidità con tanto di indennità e accompagnamento da parte dell’Inps.
Per arrivare però alla fine del procedimento ci sono voluti anni. La vicenda, infatti, va avanti dal 2019 quando il legale dei genitori della piccola inoltra all’ospedale di Bologna una richiesta di risarcimento danni per presunte responsabilità mediche dei sanitari. Il 30 settembre 2020, ricostruisce il quotidiano di via Solferino, il Comitato di valutazione sinistri dell’ospedale decide di inviare il fascicolo al Nucleo regionale per acquisire un parere. Parere che arriva a novembre 2020: il Nucleo regionale di valutazione autorizza l’ospedale ad avviare le trattative stragiudiziali per definire il valore economico dell’incidente.








