L'Inps aveva anche riconosciuto un'indennità e l'accompagnamento per la bambina. A distanza di 10 anni, la famiglia ha ottenuto il risarcimento, dopo vari tentativi di evitare una causa contro l'ospedale. Cosa ha deciso il giudice
Era il 5 novembre 2016 quando una bambina venne al mondo all’ospedale Maggiore di Bologna in circostanze che avrebbero segnato per sempre la sua vita. Durante il travaglio si registrò una grave sofferenza fetale, culminata in un parto naturale indotto con quella che in medicina viene chiamata «distocia di spalla», un’emergenza ostetrica in cui una o entrambe le spalle del neonato rimangono bloccate nel bacino materno dopo la fuoriuscita della testa. Come racconta il Corriere di Bologna con la firma di Vincenzo Brunelli, il risultato fu una «sofferenza anossico-ischemica» di entità tale da causare alla piccola un’invalidità permanente, riconosciuta poi anche dall’Inps con tanto di indennità di accompagnamento.
Perché l’ospedale è ritenuto responsabile
Secondo la ricostruzione processuale, quell’esito sarebbe stato evitabile ricorrendo al taglio cesareo. La responsabilità, per i legali della famiglia, ricade interamente sull’ospedale. La causa civile prese avvio nel 2016 e si è trascinata per quasi un decennio attraverso una serie di passaggi giudiziari e amministrativi tutt’altro che lineari, fino alla sentenza firmata dal giudice Paola Matteucci della seconda sezione civile del Tribunale di Bologna.








