La terza campagna, che si è conclusa a fine maggio, ha infatti riportato alla luce un insediamento medievale e un’estesa necropoli, anche con sepolture intatteC’è un mistero da risolvere sulla cima del Monte Petrarvella, dove gli scavi archeologici appena conclusi aprono la strada alla nascita di un vero e proprio Parco archeologico. La terza campagna di scavo, terminata a fine maggio sotto la direzione scientifica del professor Andrea Polcaro dell’Università degli Studi di Perugia e sostenuta dal Comune, ha infatti restituito i resti di un insediamento medievale e un’estesa necropoli con sepolture intatte che presentano dettagli enigmatici. Si è tenuto nei giorni scorsi un open day rivolto a istituzioni e associazioni, celebrando una sinergia che vede collaborare l’ateneo perugino, il Ministero della Cultura e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria, oltre ai numerosi studenti dei corsi di Beni Culturali impegnati sul campo. I dettagli emersi da questa fase di scavi aprono scenari complessi su quattro sepolture "anomale" databili, grazie ai frammenti ceramici, tra il XII e il XIV secolo. Le tombe, scavate direttamente nella roccia sulla cima più alta del monte, si sviluppano attorno alle fondazioni di un antico edificio medievale. Gli archeologi si sono trovati di fronte a rituali insoliti: due inumazioni in fosse ovoidali sono state riaperte poco dopo la sepoltura per sezionare i corpi, lasciando in loco gli arti inferiori e asportando il busto. Su una di queste tombe, all’altezza dei piedi del defunto, è stata rinvenuta una calotta cranica tagliata a metà, mentre la parte superiore di un altro corpo, priva di testa, è stata rintracciata come sepoltura secondaria sotto il pavimento della vicina struttura. Una quarta fossa circolare conteneva invece unicamente un cranio adulto, alcune ossa lunghe e quattro piccoli crani di infanti disposti in semicerchio. Indizi che, secondo gli esperti, rimandano a traumi collettivi o a una condizione sociale del tutto particolare dei defunti.