Un antico cimitero dimenticato, che ancora custodisce storie e vissuti, ma che ormai è coperto dalla vegetazione e reso pressochè inaccessibile da rovi e sterpaglie. In via Buzzoni-Nigra, poco lontano dalla chiesa dei Santi Pietro e Paolo, con l’insegna a sua volta semi-nascosta dalle fronde degli alberi, ci sono i resti di quello che un tempo era il camposanto di Mezzate, frazione decentrata di Peschiera dove l’abitato sconfina nelle campagne.
Sono stati dapprima Giuseppe Gerosa Brichetto, quindi Sergio Leondi, esperti di storia locale, a cercare di ricostruire il passato di questo luogo, il cui nucleo primigenio risale al Settecento. Minuscolo e cinto da mura, fino al 1916 è stato l’ultima dimora della gente del paese; in quell’anno, il 15 luglio, il sito divenne di proprietà privata. Ad acquistarlo dal Comune, per evitare che venisse cancellato in seguito alla costruzione del nuovo cimitero di Canzo, fu l’avvocato Giovanni Buzzoni. Il motivo? Il piccolo camposanto custodiva, tra l’altro, i resti di due suoi familiari, un fratellino e una sorellina, deceduti in tenera età: il primo, Giuseppe, morì di meningite il 1° febbraio 1856, a un anno e otto mesi, mentre la sorella, Luigia Ildegarda, annegò il 27 agosto 1857 in un canale di raccolta dei liquami agricoli. La piccola aveva tre anni. "Alla dolce memoria dei pargoletti Giuseppe e Luigia, che il volo spiegarono al cielo, i genitori dolenti posero": questa la frase che la famiglia Buzzoni volle imprimere sulla lapide dei due fanciulli. Fra le tombe c’è anche quella di una giovane di Mezzate, Antonietta Garlaschi, morta a 25 anni, alla fine dell’Ottocento, dopo essere stata "colpita da grave malore sopportato con mirabile rassegnazione", come si legge nell’epitaffio, e amata dai familiari "per le sue buone qualità e l’amorevolezza che aveva con tutti".










