La tragedia che ha colpito la Calabria alla vigilia della Festa della Repubblica ha lasciato un segno indelebile. Il primo giugno 2026, ad Amendolara, quattro braccianti sono stati bruciati vivi all’interno di un minivan parcheggiato lungo la statale 106 Jonica. Un orrore scaturito, secondo le prime ricostruzioni, dal rifiuto delle vittime di pagare il pizzo ai propri aguzzini.Di fronte a questo dramma, Giuseppe Campana, portavoce regionale di Europa Verde/Avs, punta il dito contro l’assenza di risposte istituzionali adeguate: “Sgomento, cordoglio, rabbia: ci sono già tutti i sentimenti giusti nelle dichiarazioni di queste ore. Quello che manca, ancora una volta, però, è la politica. Non nel senso delle parole, perché di quelle ce ne sono state molte, ma in atti”.

Una proposta di legge dimenticata nei cassetti

La denuncia di Campana si concentra su un vuoto normativo specifico. Nonostante la gravità del fenomeno, la Calabria è ancora priva di una legge organica che contrasti efficacemente lo sfruttamento lavorativo, a differenza di altre regioni del Sud.“La proposta di legge n. 299/12, ‘Interventi per contrastare il fenomeno del lavoro irregolare e dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura’, è stata depositata nella scorsa consiliatura, il 29 maggio 2024, dai consiglieri Tavernise, Gentile e Muraca. Assegnata alla VI Commissione per l’esame di merito e alla II e III per i pareri, non è mai approdata in aula. E così la Calabria – spiega Campana – non ha una legge regionale organica contro il caporalato, come quelle già approvate in Puglia e in Campania”.