di
Riccardo Bruno e Alfio Sciacca
A Villapiana, la sveglia all’alba e le serate su una panchina
Scarpe, tante scarpe ancora impastate di terra. È questo il primo dettaglio che salta agli occhi entrando nel piccolo appartamento al primo piano di via Gramsci, a Villapiana. Qui, in due stanze più cucinino, vivevamo in dieci. Nessun letto. I materassi sistemati a terra. Sui tavoli i permessi di soggiorno, con l’intestazione di Questure della Sardegna, dove sono transitati prima di arrivare in Calabria.
Negli armadi pochi abiti che tradiscono una quotidianità fatta quasi esclusivamente di lavoro. La sveglia all’alba, il trasferimento a bordo del minivan, otto ore di lavoro nelle campagne, il rientro a Villapiana. Per quella casa i caporali pretendevano 500 euro al mese di affitto. Da dividere in dieci e sottrarre alla loro paga. Poi c’erano da aggiungere le spese per vitto e per qualunque «carta» legata ai permessi di soggiorno.













