Una famiglia isolata dal resto del mondo, impoverita da un mutuo che definiva fraudolento e che gli aveva "mangiato" la casa.
Un campo dove lavorare "solo di notte", con qualche mucca da cui ricavare il latte. È una vita grama quella che viene descritta dai vicini dei tre fratelli Ramponi, Franco, Dino e Maria Luisa, che per resistere a un controllo nel loro casolare non hanno esitato a far saltare tutto, uccidendo tre carabinieri e ferendo 25 persone.
La minaccia di saturare la casa di gas e poi di farlo scoppiare l'avevano già messa in atto lo scorso anno, prima in ottobre e poi il 24 novembre, per resistere all'arrivo dell'ufficiale giudiziario. Franco e Maria Luisa erano anche saliti sul tetto. Sul posto erano arrivati i vigili del fuoco, con carabinieri e polizia locale, che dopo una mediazione avevano evitato il peggio.
Sostenevano di essere stati "ingannati" e che la sentenza del tribunale di Verona che li sfrattava dal casolare era sbagliata.
La causa nasce da un mutuo che avrebbero sottoscritto nel 2014, con l'ipoteca di campi e casa. I tre avevano però sempre sostenuto di non aver mai firmato i documenti per il prestito, e che anzi le firme erano state contraffatte.












