dal nostro inviato
CASTEL D’AZZANO (VERONA) - La guerra di Valerio, Marco e Davide è lo sgombero di un casale nella campagna veronese. Uno sfratto esecutivo nei confronti di una famiglia di agricoltori, che già varie volte aveva impedito l’ingresso dell’ufficiale giudiziario. L’ultima volta avevano saturato la casa di gas e si erano arrampicati sul tetto. Ultimamente poi, i carabinieri con i droni avevano individuato anche un deposito di molotov proprio sulla copertura dell’abitazione. E dunque lo sfratto di via San Martino a Castel D’Azzano, dove abitava da sempre la famiglia Ramponi, era diventato un caso pubblica sicurezza. Un caso per le squadre speciali dei carabinieri. Alle 3.30 di ieri mattina il brigadiere capo Valerio Daprà, 56 anni il 9 ottobre scorso, il carabiniere scelto Davide Bernardello, 36 anni il 31 agosto, e il luogotenente Marco Piffari, anch’egli cinquantaseienne, sono entrati nell’abitazione con elmetti, armi lunghe e protezioni, come da protocollo. Ma hanno avuto solo il tempo di salire pochi gradini della scala che porta al primo piano e sono stati travolti da un’esplosione e infine dalla casa stessa. Questo rustico di campagna, tra l’aeroporto Catullo e lo storico stabilimento della Bauli, è collassato sui loro corpi dopo lo scoppio di un numero indefinito di bombole a gas. Tre, forse sei. L’esplosione è stata innescata da Maria Luisa Ramponi, che con un ultimo folle gesto da kamikaze ha aperto le bombole e aperto le porte dell’inferno con un clic dell’accendino. Fuori, nascosti, c’erano gli altri due fratelli, Franco e Dino. Hanno provato a scappare ma sono stati presi, uno alla volta. E poi caricati nelle gazzelle.














