CASTEL D’AZZANO (VERONA) - La Procura di Verona contesta il reato di strage ai fratelli Ramponi, per aver ideato e portato a termine il folle piano che ha causato la morte di tre carabinieri e il ferimento di altre 25 persone. Secondo il procuratore Raffaele Tito gli elementi ci sono tutti: c’erano le bombole a gas, c’erano le molotov e l’accendino è stato usato per fare esplodere tutto. Per uccidere.

Ma proprio mentre si tenta di capire cosa si nascondesse nelle pieghe della psiche dei tre fratelli determinati oltre ogni cosa a impedire lo sfratto esecutivo nella casa in cui erano nati e cresciuti, è un video a restituire un elemento che può sembrare paradossale ma che dà la misura di quale sia missione per chi indossa una divisa: subito dopo lo scoppio, con la casa crollata e i corpi martoriati sotto le macerie, sono stati i carabinieri a trarre in salvo Maria Luisa Ramponi, 59 anni, che biascicando frasi deliranti avanzava a fatica nel rudere collassato. Lei, l’unica rimasta in casa mentre Franco (65) e Dino (63), tentavano di scappare dal retro. Nonostante fosse chiaro che era stata lei a causare la morte dei colleghi, prima di fare qualsiasi altro ragionamento hanno pensato a salvarla.