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15 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 17:06
Si terrà domani, giovedì 15, l’interrogatorio di garanzia davanti Gip di Franco e Dino Ramponi. I due, insieme alla sorella Maria Luisa, sono accusati di strage per l’esplosione del loro casolare di Castel D’Azzano costata la vita a tre carabinieri e che ha provocato il ferimento di 27 persone tra militari, poliziotti e vigili del fuoco. L’audizione della donna 59enne dovrebbe invece avvenire successivamente: è ancora ricoverata in gravi condizioni all’ospedale, in coma farmacologico e intubata. Sarebbe stata proprio lei ad accendere l’innesco – probabilmente una molotov – da cui è partita l’esplosione dell’edificio già saturo di gas. Un folle tentativo di evitare l’accesso alle forze dell’ordine mirato proprio a perquisire il casale e a scongiurare gravi incidenti. Il tutto finalizzato allo sfratto: tra pochi giorni, infatti, quel casolare sarebbe andato all’asta. Ultimo passaggio di una lunga vicenda iniziata con un incidente stradale nel 2012 e terminata tragicamente martedì.
I tre fratelli – descritti dai vicini come schivi, isolati e senza una rete di amicizie al di fuori del nucleo familiare – sostenevano di essere vittime di un inganno che li aveva portati alla rovina. Una vicenda contraddistinta da prestiti e debiti non pagati, ipoteche, aste giudiziarie e minacce: già nel 2024 avevano aperto il gas per evitare lo sfratto. Tutto inizia 13 anni fa. Era il gennaio del 2012 quando una Peugeot centrò un trattore privo di luci e lampeggianti che viaggiava sulla strada da Roncolevà con un carico di rotoballe sul rimorchio. Nell’impatto l’auto andò a fuoco e il guidatore, il 37enne Davide Meldo, morì carbonizzato. Al guida del trattore c’era proprio uno dei fratelli Ramponi. “Mi sono sentita morire, ti torna in mente tutto quanto. Pensavo di avere rimosso certe cose, invece sono riaffiorate con questa vicenda qua”, racconta oggi Valeria Meldo, sorella della vittima.













